Esperienze di vita senza glutine

Celiachia malattia sociale, servono prevenzione e screening

La celiachia malattia sociale, e’ necessario contenerla ma soprattutto prevenirla. Ne discutono esperti da domani a Rieti in occasione del meeting sulla patologia da intolleranza al glutine promosso dall’Associazione Italiana di Celiachia. Ogni anno in Italia nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento annuo di circa il 10% (fonte Associazione italiana di celiachia – AIC). ”Per le dimensioni che oggi assume in Italia e nel mondo in termini di salute pubblica e di economia sanitaria la celiachia e’ diventata una ‘malattia sociale’ – spiega il dott. Italo De Vitis, dirigente dell’unita’ assistenziale di medicina interna e gastroenterologia dell’Universita’ Cattolica di Roma presso il Complesso Integrato Columbus (CIC), presidio accreditato dalla Regione Lazio per la prevenzione, la sorveglianza, la diagnosi e la terapia della malattia.

La celiachia e’ un’intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica presente in avena, frumento, farro, Kamut, orzo, segale, spelta e triticale che compare in soggetti geneticamente predisposti. Comporta la necessita’ di condurre una dieta speciale per tutta la vita, basata sulla privazione di cereali e in generale di ogni alimento o medicinale contenente glutine. L’incidenza di questa intolleranza in italia e’ stimata in un soggetto ogni 100/150 persone: ”una diagnosi tardiva o peggio mancata costa molto di piu’ allo Stato del contributo economico cui ogni celiaco correttamente diagnosticato ha diritto, circa 100,00 euro al mese per la donna e 140,00 euro per l’uomo – afferma De Vitis che sara’ presente domani, sabato 30 gennaio, a Rieti, al Congresso dell’AIC con una relazione dal titolo ”La celiachia come malattia sociale”.”E’ necessario – continua il ricercatore – convincere gli amministratori ‘conti alla mano’ della necessita’ di sviluppare i programmi di screening almeno per particolari sintomi come ad esempio la carenza di ferro nelle donne che il medico di base puo’ avviare gia’ dal suo ambulatorio”.

”Molto probabilmente questa visione – prosegue De Vitis – potrebbe portare ad un risparmio in denaro pubblico, ma sicuramente ci aiutera’ a guadagnare qualita’ di vita, un parametro meno monetizzabile ma non per questo meno importante”.

Fonte: www.asca.it

Per saperne di più:

www.aiclazio.it

Programma del convegno

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