Esperienze di vita senza glutine

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Racconto di un pomeriggio dedicato alla celiachia

Una ragazza mi chiede come è possibile che dopo un lungo iter durato tre anni con degli esami (biopsia compresa) poco chiari che hanno fatto di lei una celiaca latente, [Leggi tutto →]

aprile 20, 2010   No Comments

“Sono celiaco, non malato!”

Raffaella Oppimitti, co-autrice del libro “Sono celiaco, non malato!” insieme a Gianfranco Trapani risponde alle domande di sonoceliaco.com

Che vuol dire essere celiaci?

Per me essere celiaci è uno stile di vita da imparare, con cui convivere tutti i giorni, che come tale deve essere imparato, con pazienza e perseveranza. Ecco perché nasce il libro Sono celiaco, non malato!, perché vuole proprio essere una guida adatta ai celiaci di tutte le età, neo diagnosticati o di vecchia data come me, che sono celiaca da quando avevo 18 mesi, che possono trovare tanti suggerimenti pratici, consigli ma soprattutto un nuovo modo di approcciarsi alla celiachia.

Essere celiaci vuol dire innanzitutto prestare attenzione a quello che si mangia, il che, se ci si riflette un attimo, non è certo un aspetto negativo al giorno d’oggi, anzi, deve essere visto come una buona occasione per occuparci concretamente della nostra salute. Poi vuol dire essere coccolati: dalla mamma che si prodiga in ricette “speciali” prive di glutine, agli amici che scelgono ristoranti dove anche un celiaco può trovare qualcosa di adatto e che magari, quando ci si trova insieme a casa di qualcuno, scelgono di preparare un risotto al posto che la classica spaghettata o di prepararti un delizioso tiramisù “su misura” che gli altri riescono anche ad invidiarti!

Quali sono le difficoltà di un celiaco?

A me piace pensare alla celiachia non come una difficoltà da affrontare ma come una caratteristica, una peculiarità da saper all’occasione valorizzare. In fondo è grazie alla celiachia che ho avuto l’occasione di scrivere un libro: questa è la dimostrazione pratica che quelli che all’apparenza possono sembrare punti di debolezza possono diventare punti di forza.

Inoltre ritengo che in questa celebre frase di William James, contenuta anche in apertura del libro, sia riassunto quello che capita a tutti i celiaci, che ad un certo momento della loro vita hanno dovuto cambiare la propria alimentazione e un po’ anche il proprio modo di pensarsi:

Quasi tutti gli uomini vivono, fisicamente, intellettualmente o moralmente, entro il cerchio d’una parte assai ristretta del loro essere potenziale. Fanno uso d’una piccolissima porzione della loro coscienza possibile e in generale delle loro risorse spirituali, più o meno come un uomo che contraesse l’abitudine di usare e muovere, del suo intero organismo, soltanto il dito mignolo. Situazioni d’emergenza e crisi ci dimostrano che possediamo risorse vitali assai superiori a quanto supponessimo.

Perché il celiaco non è “malato”?

La celiachia non è una malattia, oltre alla rima c’è una mia forte convinzione dietro. Malgrado il Ministero della Salute classifichi la “sprue celiaca” in malattia rara (sono in atto cambiamenti per portarla da rara a cronica) ritengo che sia importante concentrarsi sugli aspetti positivi: la celiachia non richiede assunzioni di farmaci, spesso causa di pesanti effetti collaterali, nè comporta la dolorosa necessità di convivere con l’idea di una degenerazione progressiva. Leggete l’elenco delle malattie rare, capirete ciò che sto dicendo e vi convincerete voi stessi che in fondo la celiachia è la miglior cosa che vi poteva capitare.

Cosa si può imparare da questo libro?

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Direi che da questo libro si può imparare in primo luogo il modo giusto di essere celiaci, lo spirito giusto con cui affrontare questa novità e la pazienza per affrontarla giorno per giorno. Grande importanza nel libro è riservata all’aspetto pratico ma non mancano di essere analizzati anche l’aspetto medico, aggiornato alle ultime novità quali vaccino e pillola-anticeliachia e quello psicologico – emotivo e sociale che, come ben sapranno coloro che ci sono passati, non è un aspetto secondario ma anzi è fondamentale per vivere al meglio la celiachia; ecco allora che vengono analizzate nel dettaglio non solo le più tipiche reazioni nei soggetti celiaci per differenti fasce d’età ma anche come sarebbe bene si comportassero i famigliari, perché in qualsiasi momento della vita sopraggiunga la diagnosi di celiachia è di fondamentale importanza avere un supporto familiare e sociale; ecco un’altra cosa che si può imparare: dare il giusto appoggio e sostegno, perché essere celiaci in una famiglia che si adatta a modificare il proprio stile di vita è sicuramente più facile!

Tanti poi sono gli aspetti pratici analizzati, quindi si può imparare il modo migliore per ordinare i prodotti in farmacia e per fare la spesa, senza che questa diventi una tortura, si può imparare come organizzarsi in casa, come dividere la dispensa, come comportarsi al ristorante, a casa di amici e parenti, in vacanza in Italia ma anche all’estero (nel libro è allegato un dizionarietto ritagliabile in italiano-inglese e inglese – italiano con i termini utili per il celiaco in viaggio all’estero.

Poi si possono imparare tante originali e sfiziose ricette, che ho raccolto e sperimentato nella mia esperienza da celiaca, sono una quarantina e vanno dalle preparazioni più classiche a quelle più originali come per esempio il tiramisù alla frutta, si passa dalle preparazioni base ai dolci attraverso antipasti, primi e secondi e tutte le ricette contenute nel libro sono state approvate da Rossella Valmarana, Presidente AIC (Associazione Italiana Celiachia) Lombardia Onlus: potete fidarvi…provatele!

Come immagini il futuro delle persone celiache?

Ritengo che gli enormi progressi fatti fino ad oggi dalle ditte del senza glutine ci possano far ben sperare. Essere celiaci oggi è davvero diverso che esserlo stato 20 anni fa, quando i preparati senza glutine non riuscivano ad essere impastati e non esisteva nulla in commercio che assomigliasse a del pane comune o a delle tipiche merendine. Non dimentichiamo poi il grande impegno dell’Associazione Italiana Celiachia, di cui sono volontaria, che fa un grande lavoro per agevolare la vita a noi celiaci diffondendo informazioni in primis ma anche allargando il network di strutture informate sulla celiachia come ristoranti, pizzerie, alberghi, gelaterie e ancora promuovendo iniziative e corsi, io stessa probabilmente terrò per conto di AIC dei corsi di cucina per bambini celiaci che si svolgeranno a Milano nei mesi di febbraio e marzo.

novembre 17, 2009   No Comments

“Così posso prendere la comunione senza stare male”

«Nella mia parrocchia sono quattro i fedeli affetti da celiachia – spiega Don Remo, parroco della chiesa di San Giorgio di Jerago -, ma il problema si supera facilmente, con ostie particolari che non contengono glutine, che tengo rigorosamente separate dalle altre. Addirittura cerco sempre di non toccarle direttamente durante la funzione, per evitare qualsiasi tipo di contagio con la farina di cui sono fatte le altre ostie».
Una bella scocciatura, a cui però ci si deve abituare: con questa battuta Massimiliano (che abbiamo intervistato e preferisce farsi chiamare col solo nome di battesimo ndr) definisce la sua intolleranza alla farina di grano, altrimenti nota come celiachia. Una condizione che ha scoperto recentemente, e che lo ha costretto a mettere al bando dalla sua dieta qualsiasi prodotto che contenga la farina di grano come pane, pasta e persino le ostie usate a messa per fare la comunione. «Dopo aver scoperto di essere celiaco – spiega -, ho dovuto adattarmi al mio nuovo regime alimentare, che comprende pane, pasta e dolci fatti con farina di mais. Devo ammettere che inizialmente è stato piuttosto difficile abituarmi, ma alla fine ho imparato a conviverci. Inoltre, dato che sono un cattolico praticante, per un periodo ho rinunciato anche a fare la comunione. Non sapevo che la Chiesa avesse pensato a ostie apposta per chi, come me, è allergico al glutine. Un giorno ho provato a parlare della mia condizione al prete, e ho scoperto questa soluzione. Così ora, che io sia nella mia parrocchia o in qualsiasi altra chiesa, basta che prima dell’inizio della messa dica al sacerdote di essere celiaco e posso fare la comunione come tutti gli altri».
Un’attenzione positiva, che denota un deciso passo avanti rispetto al passato. «È stata una decisione pastorale – continua Don Remo –. Senza grandi proclami, si è deciso di venire incontro a questa condizione che è sempre più diffusa in tutta Italia, dotando tutte le chiese di ostie senza glutine».

«All’inizio c’era qualche “problemino” – conclude ironicamente Massimiliano – di tipo organizzativo. Solitamente, infatti, i sacerdoti mi danno la comunione prima di tutti gli altri fedeli, oppure per ultimo, per non creare confusione tra i due tipi di ostie. Nella mia parrocchia io sono sempre il primo. Probabilmente, il fatto che scavalcassi la fila per prendere la comunione ha fatto pensare a una mia mancanza di rispetto verso gli altri. Quando però si saputo che sono intollerante al glutine, nessuno si è più lamentato».

Fonte: varesenews.it

novembre 1, 2009   No Comments