Esperienze di vita senza glutine

La celiachia

La storia

In origine l’uomo non si nutriva di alimenti contenenti glutine. Per migliaia di anni la carne ha rappresentato la principale fonte di nutrizione.
Circa 10.000 anni fa, l’uomo cominciò a praticare l’agricoltura in una piccola area del sud est asiatico, chiamata “Mezzaluna fertile”, situata tra i fiumi Tigri ed Eufrate, che offriva condizioni ambientali ottimali per la coltivazione delle forme primitive del frumento e dell’orzo. Queste coltivazioni, indubbiamente differenti da quelle moderne, erano prevalentemente basse, con pochi grani e probabilmente a basso contenuto di glutine.
Nel corso di migliaia di anni, tali coltivazioni si estesero verso l’area del Mediterraneo e del Nord Europa, ed i cereali assunsero un ruolo fondamentale nella dieta, vennero progressivamente selezionati sulla base delle migliori caratteristiche adattabili alla panificazione e il loro contenuto di glutine fu di conseguenza potenziato.

Nel II secolo a.C. il medico greco Areteo di Cappadocia fornì la prima descrizione clinica della celiachia, usando il termine greco koiliakòs, (lett. “sofferente di male al ventre”) per presentare la condizione del suo paziente che soffriva di male all’addome. Diciassette secoli dopo, nel 1888, attraverso la pubblicazione di Samuel Gee “On the Coeliac Affection”, la celiachia acquisì una precisa definizione nosologica.
Negli anni ‘50 il pediatra olandese Willem Dicke osservò che in Olanda varie forme di malassorbimento più o meno gravi, avevano subito una significativa riduzione negli anni della Seconda Guerra Mondiale (durante i quali c’era stata una considerevole diminuzione dell’uso dei cereali, e in particolare del pane), mentre erano ricomparse in modo considerevole in seguito agli aiuti Inglesi e Americani attraverso l’«Operation Manna» del 1945.
Dicke e i suoi collaboratori, basandosi sulle evidenze epidemiologiche e osservando che i pazienti presentavano un netto miglioramento del quadro sintomatologico quando i cereali venivano esclusi dalla dieta, individuarono nelle farine un fattore tossico di natura proteica come unico responsabile dell’insorgenza della malattia celiaca.
Soltanto alla fine degli anni ‘50, in seguito all’invenzione dello strumento in grado di eseguire la biopsia duodenale, è stato possibile stabilire una connessione tra l’appiattimento della mucosa intestinale e la malattia celiaca.

Caratteristiche e sintomi

La celiachia è una patologia multifattoriale, il cui meccanismo patogenico, nonostante i continui progressi in campo medico-scientifico, è tuttora sconosciuto.

È il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici e fattori ambientali.
Il più importante fattore genetico è l’HLA, Human Leucocyte Antigens (antigeni umani leucocitari): la celiachia è associata all’HLA-DQ2 e all’HLA-DQ8. Il fattore esogeno fondamentale nella patogenesi della malattia celiaca è rappresentato dal glutine.

È autoimmune, nelle persone affette da celiachia la risposta immunitaria alla gliadina provoca una reazione infiammatoria con produzione di autoanticorpi e danneggiamento della parete intestinale.

Può manifestarsi sia in età infantile che adulta con differenti presentazioni cliniche, ma sono numerose le forme atipiche o silenti. È ormai noto che il quadro clinico della celiachia è molto più complicato rispetto al passato. La malattia può essere totalmente asintomatica malgrado il danno alla mucosa e può causare solo manifestazioni extraintestinali.

Colpisce circa l’1% della popolazione generale con tassi di prevalenza e di incidenza variabili da Paese a Paese. In passato la prevalenza della celiachia in Europa era stimata intorno a 1:1000, oggi, considerando la notevole variabilità e differenziazione del quadro clinico della malattia, questo dato è notevolmente aumentato, ritenuto intorno a 1:100-300.

La diagnosi

La celiachia è relativamente facile da diagnosticare, una volta sospettata la sua presenza.
La diagnosi si basa sul riscontro di specifici anticorpi, sull’atrofia dei villi nella mucosa dell’intestino tenue, sull’iperplasia delle cripte e sull’aumento dei linfociti intraepiteliali. Oggi la diagnostica sierologica con gli anticorpi antigliadina (AGA), antiendomisio (EmA) ed antitransglutaminasi tissutale (anti-tTG), test altamente predittivi ed ampiamente validati, riescono ad identificare i soggetti con sospetta celiachia da confermare con l’indagine istologica.
Secondo recenti criteri la diagnosi di celiachia può essere basata su una singola biopsia qualora il paziente presenti i tipici sintomi della malattia, e diventa indubbia qualora i sintomi scompaiano in seguito ad una dieta senza glutine.

La cura

Per le persone affette da celiachia non esiste una cura.
L’eliminazione completa del glutine dalla dieta rappresenta, a tutt’oggi, l’unico trattamento che va protratto per tutta la vita.