L’etichettatura dei prodotti senza glutine

La lettura dell’etichetta è una buona abitudine consigliata a tutti, che nel caso dei celiaci diventa fondamentale per la propria tranquillità e sicurezza.
Il rischio alimentare per un celiaco, infatti, deriva non solo dagli ingredienti del prodotto e dalla presenza o meno di determinati allergeni, ma anche dalla possibile contaminazione del prodotto stesso con il glutine durante i processi di produzione.

Le etichette devono riportare una serie di informazioni fondamentali per inquadrare il relativo prodotto:

– Il nome del prodotto
– Gli ingredienti
– Le specifiche modalità di uso, di cottura e di conservazione
– La tabella con i valori nutrizionali
– La data di scadenza
– Il produttore (nome, sede, marchio, stabilimento di produzione e lotto di confezionamento)

Dal 1 gennaio 2012 è entrato in vigore il Regolamento (CE) n. 41/2009 che stabilisce i criteri per la composizione e l’etichettatura dei prodotti dietetici destinati ai soggetti intolleranti al glutine, nonché le condizioni per poter indicare l’assenza di glutine in alimenti di uso corrente, considerando che l’articolo 2, comma 3 della direttiva 89/398/CEE, codificata dalla direttiva 2009/39/CE, prevede la possibilità, per i prodotti alimentari di uso corrente adatti ad una alimentazione particolare, di menzionare tale proprietà.

In definitiva, al fine di consentire la disponibilità sul mercato di una varietà di prodotti alimentari adatti alle esigenze dei soggetti intolleranti al glutine e al livello di sensibilità individuale alla sostanza, a livello comunitario vengono individuate due categorie di prodotti dietetici:

  • prodotti con un tenore residuo di glutine non superiore a 20 mg/kg, cioè 20 ppm (parti per milione), a base di ingredienti privi di glutine all’origine o con uno o più ingredienti depurati di glutine. Tali prodotti sono definiti “senza glutine” e sono gli unici ad essere inclusi nel registro nazionale, ai fini dell’erogabilità a carico del SSN;
  • prodotti con un tenore residuo di glutine non superiore a 100 mg/kg, cioè 100 ppm, a base di ingredienti depurati di glutine. Tali prodotti vanno definiti “con contenuto di glutine molto basso“.

 

Scomparirà gradualmente la dizione “non contiene fonti di glutine” precedentemente ammessa dal Ministero per alimenti di consumo corrente quali salumi e gelati in vaschetta di produzione industriale con un tenore residuo di glutine non superiore a 20 ppm, sostituita con la dizione “senza glutine” a partire dalle prossime produzioni.

Per facilitare la scelta degli alimenti da inserire nella propria dieta senza glutine, può costituire un valido aiuto la consultazione del Prontuario degli alimenti realizzato dall’Associazione Italiana Celiachia.

Inoltre, alcuni alimenti in commercio sono contrassegnati con il simbolo internazionale della Spiga Sbarrata che li contraddistingue come prodotti realizzati espressamente per coloro che osservano una dieta priva di glutine.
spiga_barrata

 

Regolamento (CE) n. 41:2009
Regolamento (CE) n. 41/2009 relativo alla composizione e all’etichettatura dei prodotti alimentari adatti alle persone intolleranti al glutine

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