La ricerca sulla celiachia

È importante sottolineare che la cura per la celiachia esiste ed è rappresentata dalla dieta senza glutine.

Ogni terapia per vincere sulla dieta aglutinata dovrà essere sicura e di efficacia paragonabile alla dieta, conveniente solo se in grado di dare protezione a lungo termine verso il glutine.

La pillola

Uno dei filoni di ricerca più promettenti è rappresentato dalla pillola contro la celiachia, conosciuta in ambito scientifico come “pillola anti-zonulina”.

La zonulina è un ormone gastrointestinale, identificato dal prof. Alessio Fasano dell’Università del Maryland, Baltimora (Usa), che regola l’apertura delle giunzioni tra le cellule che pavimentano l’intestino: se c’è troppa zonulina, come accade nei celiaci, cresce la permeabilità delle cellule che rivestono l’intestino, ovvero si aprono “porte” che possono far passare frammenti tossici di glutine non digerito nel sangue, dando l’avvio alla risposta immunitaria che provoca i sintomi della celiachia. La pillola anti-zonulina (AT1001 – Larazotide Acetate) potrebbe ridurre il passaggio di glutine ed i relativi effetti collaterali dannosi.

Questa pillola, in piena fase di sperimentazione, in ogni caso non potrebbe sostituire la dieta senza glutine, ma permetterebbe soltanto l’occasionale assunzione di glutine, senza eccessive reazioni immunitarie.

La pillola, infatti, andrebbe assunta prima di ingerire un pasto con glutine ed il suo effetto sarebbe limitato a quel singolo pasto.

Il vaccino

Uno dei traguardi scientifici più attesi da tutti i celiaci è il vaccino.

Nel 2010 la rivista Science Translational Medicine, ha annunciato che la compagnia biotech di Melbourne Nexpep Pty Ltd. e, precisamene il team di Bob Anderson e di Jason Tye-Din del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research a Parkville (Australia) ha scoperto le tre molecole responsabili della malattia celiaca: i frammenti (peptidi) del glutine che scatenano l’abnorme reazione immunitaria nel celiaco.

Questi peptidi sono attualmente oggetto di sperimentazione.

L’aspettativa è che somministrando i tre peptidi in piccole quantità nei pazienti celiaci, questi pian piano si desensibilizzano nei confronti del glutine.

 

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