L’Asl non rimborsa il bonus per celiaci. Addio ai primi negozi
I continui ritardi dei rimborsi delle Asl ai negozi di alimenti per celiaci stanno mettendo in ginocchio i punti vendita specializzati, nel Torinese come nel resto del Piemonte. Più d’uno ha abbassato definitivamente le saracinesche perché le Aziende sanitarie non rispettano il limite dei 60 giorni previsti per rifondere il valore dei bonus da 200 euro mensili concessi agli intolleranti al glutine. [Leggi tutto →]
gennaio 21, 2011 No Comments
Degustazione gratuita prodotti artigianali senza glutine
Un assaggio di prodotti artigianali preparati con materie prime di ottima qualità, dalle migliori qualità organolettiche e dal meraviglioso aspetto estetico!
Pane, pizze, focacce, pasticceria secca e fresca insomma ogni prelibatezza che un celiaco possa desiderare!
In compagnia di Raffaella Oppimitti, autrice del libro SONO CELIACO, NON MALATO! per fare due chiacchiere su questa intolleranza, chiarire dubbi e scambiarsi le proprie opinioni ed esperienze.
sabato 16 ottobre dalle ore 15.30 alle ore 19.30
presso Le Bontà Di Edo – i senza glutine in via San Giuseppe Cottolengo, 12 – Milan, Italy
http://www.lebontadiedo.com/home.html

ottobre 14, 2010 No Comments
Più vicina la pillola anti-celiachia
Consentirà di mangiare glutine senza sviluppare sintomi.
Intanto è in corso la campagna di sensibilizzazione dell’Associazione Italiana Celiachia
Tutti i celiaci se lo sognano. Andare a cena fuori senza prima controllare che il ristorante garantisca piatti senza glutine, fermarsi a mangiare in una qualsiasi pizzeria al taglio, far colazione con cornetto e cappuccino: in una parola, non preoccuparsi costantemente di ritrovare il glutine, più o meno in tracce, nei cibi. Potrebbe diventare possibile: se lo augura Alessio Fasano, un «cervello» italiano emigrato all’estero che da 15 anni dirige il Centro di Ricerca sulla Celiachia e Biologia Mucosale dell’Università del Maryland a Baltimora, negli Stati Uniti, e che soprattutto, 4 anni fa, ha scoperto una possibile pillola anti-celiachia che oggi ha superato la fase due di sperimentazione clinica, approdando ai test su numeri consistenti di pazienti.
ZONULINA – Tutto nasce dalla scoperta di Fasano della zonulina, una proteina che regola l’apertura dei «cancelli» dell’intestino: se ce n’è troppa, come accade nei celiaci, cresce la permeabilità delle cellule che rivestono l’intestino, ovvero si aprono «porte» che possono far passare frammenti tossici di glutine non digerito nel sangue, dando l’avvio alla risposta immunitaria che provoca i sintomi della celiachia. «Poco tempo fa una nostra ricerca, pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences, ha rivelato il vero volto della zonulina – racconta Fasano –. Abbiamo scoperto infatti che è in realtà il precursore di una proteina, l’aptoglobulina-2, che pare avere un ruolo importante nelle malattie autoimmuni. Ora sappiamo perciò esattamente che che cos’è e come funziona la zonulina, e abbiamo una conferma in più che inibirla può essere utile per bloccare i sintomi della celiachia in caso di assunzione di glutine; l’inibizione, inoltre, potrebbe probabilmente essere usata con successo anche in altre malattie di tipo autoimmune». La pillola anti-celiachia che Fasano sperimenta da tempo (passando a velocità supersonica dai test sugli animali a quelli nell’uomo: le prove cliniche sono iniziate appena tre anni dopo i primi esperimenti su topolini, in genere occorrono anche dieci o quindici anni) blocca la zonulina e stando agli ultimi risultati, ottenuti su circa 200 celiaci, riduce i sintomi dell’assunzione di glutine nell’85 per cento dei casi. Il farmaco, nei test più recenti, è stato assunto 3 volte al giorno, prima dei pasti, e la quantità di glutine che i pazienti hanno introdotto era pari a circa un piatto di pasta: un bel risultato, quindi, anche se i ricercatori sottolineano che la pillola non eliminerà la necessità della dieta, ma servirà soprattutto per mettersi al riparo da guai quando non è possibile essere certi che non ci sia glutine in quello che si sta per mangiare. Però Fasano sottolinea: «I nostri ultimi dati dimostrano che il farmaco previene l’insorgenza di autoimmunità: nei pazienti che, durante la sperimentazione, hanno assunto glutine e un placebo si è visto l’incremento di anticorpi che indicano la presenza di un processo autoimmune, ma ciò non è successo se assieme al glutine si dava la pillola anti-celiachia. È la prima volta che si osserva un effetto simile di un farmaco su una malattia autoimmune: significa che siamo sulla strada buona».
LA CAMPAGNA – La speranza è giustificata, quindi; nel frattempo però i celiaci devono continuare a seguire una dieta che escluda completamente il glutine. E la campagna di informazione per il trentennale dell’Associazione Italiana Celiachia, in corso fino alla fine dell’anno, dimostra che riuscirci, oggi, è molto più facile che in passato. «La celiachia costringe a pensare 3 volte al giorno, a ogni pasto, che non si è come gli altri: la nostra Associazione lavora da 30 anni perché ogni paziente possa sentirsi a suo agio sempre – dice Elisabetta Tosi, presidente di AIC –. Per questo, ad esempio, stiamo continuando ad ampliare l’offerta di locali dove trovare cibi senza glutine: in Italia ci sono ormai oltre 1.500 fra ristoranti, locali, gelaterie e bar che offrono prodotti per celiaci, sono sempre di più anche gli hotel e le strutture ricettive a farlo e di recente abbiamo stipulato convenzioni anche con navi da crociera. E i prodotti senza glutine in commercio sono quasi decuplicati negli ultimi 8 anni, arrivando oggi a essere poco meno di 2.200». Vita più facile, insomma, come sottolinea anche la campagna di sensibilizzazione attraverso spot televisivi, locandine, inserzioni su giornali e periodici. Perché l’importante è anche arrivare alla diagnosi: tuttora molti non sanno di essere celiaci. Si stima infatti che in Italia l’incidenza del problema sia analoga a quella negli altri Paesi occidentali (un caso ogni 100 persone circa): a fronte di 500 mila pazienti attesi, hanno ricevuto la diagnosi poco meno di 100 mila italiani.
DIAGNOSI – Paradossalmente, sono in aumento le diagnosi sbagliate: «Capita sempre più spesso di vedere pazienti diagnosticati erroneamente, sulla base di criteri non scientifici: persone che hanno magari un colon irritabile o un’allergia alimentare che vengono scambiate per celiache», dice Umberto Volta, presidente del Comitato Scientifico di AIC. Dosaggio degli anticorpi e biopsia intestinale restano i cardini per la diagnosi, purtroppo a volte complicata dal fatto che i sintomi sono molto leggeri o non sono quelli classici (nell’adulto tipicamente i gonfiori dopo il pasto e i disturbi gastrointestinali persistenti). Bisognerebbe quindi fare attenzione anche ai sintomi extraintestinali, che vanno dall’osteoporosi all’anemia, dal mal di testa alla riduzione della fertilità. E non credere di essere «troppo vecchi» per essere celiaci: uno studio di Carlo Catassi dell’università Politecnica delle Marche, di prossima pubblicazione, rivela che non di rado persone con più di 55 anni possono scoprire di essere celiache. «Non esiste un’età in cui si possa escludere la presenza di un’intolleranza al glutine, in chi è geneticamente predisposto: la negatività del test non elimina la possibilità di un esito positivo dopo qualche anno», dice Catassi. Insomma, antenne dritte anche più avanti negli anni. Per informazioni sulla celiachia, i test per scoprirla e tutto ciò che serve sapere sulla dieta senza glutine, si può contattare AIC attraverso il sito rinnovato in occasione del trentennale o il numero verde 800.454.616, attivo durante la campagna di sensibilizzazione.
Fonte: Corriere.it – Salute
ottobre 14, 2009 No Comments
Vivere con la celiachia: buona dieta e nuovi alimenti
L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) compie trent’anni e festeggia presentando oggi nella sede dell’Istituto Superiore di Sanità a Roma tre grosse novità: un sito ufficiale, un numero verde (800454616) per informazioni e indirizzi e una grande campagna di sensibilizzazione con manifesti e poster nelle decine di migliaia di farmacie e studi medici della penisola, pubblicità su quotidiani e periodici e spot televisivi.
Testimonial della campagna il “miglior arbitro del mondo”, Pierluigi Collina, Gaia De Laurentis e Daniele Bossari. Scopo dell’iniziativa è informare, ma anche cercare di individuare i celiaci che non sanno d’esserlo e che, a fronte dei circa 90.000 pazienti certi, 55.000 dei quali iscritti all’AIC, si stima siano oggi circa mezzo milione. Molte diagnosi arrivano tardi, anche da adulti, spesso quasi per caso dopo aver tentato altre strade diagnostiche.
“È il caso della mia famiglia – racconta Collina – era il 2002 ed ero in Giappone per la Coppa del Mondo. Mia moglie mi ripeteva al telefono che una delle nostre figlie continuava a perdere peso ma solo al ritorno, dopo 42 giorni, mi resi conto di quanto fosse deperita. La tentavamo con pizza, pasta, se penso che erano le cose peggiori da darle… Ovviamente pensammo all’anoressia e cominciammo con una lunga serie di analisi finché un amico medico non pensò alla celiachia e trovammo i valori alle stelle. Da allora segue la dieta senza glutine, ha riacquistato il peso e vive come tutte le ragazze della sua età. Da poco, a Viareggio, può anche far colazione con il cornetto perché c’è un bar che ha quelli per celiaci. E ogni tanto annusa ancora quello che non può mangiare”.
La dieta rimane infatti ancora oggi l’unica terapia possibile. E probabilmente sarà così anche in futuro perché la “pillola” che sta sperimentando Alessio Fasano, direttore del Centro di Ricerca sulla Celiachia e Biologia Mucosale dell’università del Maryland, a Baltimora, che pure sta dando risultati promettenti, non potrebbe essere usata quotidiamente e più volte al giorno.
“Il farmaco sta dando risultati molto incoraggianti – premette Umberto Volta, presidente AIC e responsabile dell’ambulatorio per la diagnosi di Celiachia dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna – ma, d’accordo con Fasano, possiamo dire che la pillola non può essere usata ogni giorno ma deve essere riservata a casi particolari e saltuari, come una cena fuori. La pillola è attualmente in fase tre e passeranno almeno 3 anni prima che arrivi al paziente. Oggi il nostro obiettivo, come associazione, è sensibilizzare soprattutto i medici di medicina generale e individuare i celiaci veri, in aumento, ma anche coloro ai quali è stata fatta una diagnosi sbagliata. Ogni anno sconfessiamo un numero elevatissimo di diagnosi fatte senza ricorrere alla biopsia intestinale, che rimane fondamentale”.
Sul fronte della ricerca le novità sono tante. Massimo De Vincenzi, responsabile di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, per esempio, sta lavorando ad un grano non OGM con una sovraesposizione di un peptide che può essere tollerato dai celiaci. Il grano è già in produzione a Foggia e, appena si avrà la farina, cominceranno i test. “I risultati sono promettenti – spiega – e sembra che possa addirittura funzionare in pazienti con altre patologie autoimmuni. Con il vantaggio di fornire un alimento e non un farmaco”.
E sempre l’ISS ha presentato oggi l’accordo con AIC per studiare gli effetti delle micotossine presenti nel mais, componente principale dell’alimentazione senza glutine, sui celiaci. Le micotossine hanno un effetto tossico variegato e importante. “Per prima cosa – spiega Carlo Brera, ricercatore del Dipartimento di salute Pubblica veterinaria e Sicurezza Alimentare dell’ISS – valuteremo la contaminazione nei prodotti alimentari per celiaci su scala nazionale, poi faremo una stima dei consumi e una correlazione tra quantità consumate e la contaminazione di fluidi biologici, cominciando dal latte materno. Dopo un follow up di almeno tre anni presenteremo i risultati al Ministero della Salute e alla Commissione Europea in modo che, come già si è stabilito un limite nei prodotti per l’infanzia, si possa fissare un tetto massimo tollerabile anche per le micotossine”.
Fonte: Repubblica.it – Salute
ottobre 2, 2009 No Comments

